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  • "Le Parole Immortali di Golda Meir: Una Lezione di Sopravvivenza e Indipendenza"

    Come disse a suo tempo Golda Meir: “La mia politica è mantenere il nostro popolo vivo e preservare la nostra indipendenza” Uno spezzone dell’intervista a Golda Meir che è ancora attuale! "My policy is to keep our people alive and preserve our independence."A snippet from the interview with Golda Meir that is still relevant today! Speaker:  Primo Ministro, è vostra intenzione bombardare i civili quando effettuate incursioni alla periferia e nei sobborghi del Cairo? Golda Meir:  Esiste un paese al mondo che, essendo stato in guerra, può davvero dire di non aver mai, mai, mai colpito qualcuno o qualcosa, contro la propria volontà e intenzione, che abbia provocato una tragedia? Speaker:  Ma non è la vostra attuale politica di bombardamenti alla periferia del Cairo che potrebbe portare ad altri errori o tragedie simili? Voglio dire, ad esempio, basta che uno dei vostri aerei venga abbattuto e precipiti su una scuola o un ospedale. Queste cose devono essere considerate. Golda Meir: Sì, ma non siamo stati noi a mettere installazioni militari vicino al Cairo. Non l'abbiamo pianificato in questo modo. Quanti casi conosciamo al mondo in cui due parti in guerra, una avverte l'altra: "Guarda, c'è una bomba lì. Fai attenzione"? I nostri bambini vivono in rifugi da due anni e mezzo. Non ho visto né letto né sentito che il mondo fosse così inorridito. La gente ci dice: "ritiratevi ai confini del 1967 e poi ci sarà la pace". Eravamo nei confini del '67 a giugno del '67 e a maggio del '67. Perché ci fu la guerra? E subito dopo la guerra abbiamo detto: "sediamoci e negoziamo la pace". Non l'hanno fatto. Questo è qualcosa che deve essere compreso dalla gente nel mondo. E finché non lo capiranno, non ci sarà comprensione dell'intera situazione. Questo conflitto con gli arabi non è una disputa per un pezzo di terra. Non è per il territorio. Non è per qualcosa di concreto. Semplicemente rifiutano di credere che abbiamo il diritto di esistere. Persone decenti, persone liberali, persone che sostengono l'autodeterminazione, simpatizzano con i palestinesi. Tutti hanno il diritto all'autodeterminazione tranne noi. Siamo l'unico popolo al mondo a cui non è dato il diritto all'autodeterminazione. Dobbiamo evidentemente essere una minoranza in tutto il mondo, e non abbiamo diritto all'indipendenza. Speaker: Avete mai dubitato della correttezza della vostra politica? Golda Meir: No, signore. Cosa intende per politica? La mia politica è mantenere il nostro popolo vivo e preservare la nostra indipendenza.

  • Preservare i tesori dell’arte dalla Guerra! Un modo di tramandare la bellezza e il sapere

    Con l'aumento della tensione e la paura che cresce a Tel Aviv, i responsabili del Museo d'Arte si stanno mobilitando per proteggere sia il patrimonio culturale che le persone. Guarda il servizio con intervista a Tania Coen-Uzziell - Direttrice In un contesto dove l'incertezza è palpabile, il museo si trova a dover prendere misure straordinarie per mettere al sicuro opere d'arte dal valore inestimabile e garantire un rifugio sicuro a chi ne ha bisogno. I bunker del museo, appositamente costruiti e dotati delle più moderne tecnologie di sicurezza, sono in grado di ospitare sia le preziose collezioni che il personale e visitatori e passanti in caso di emergenza. Questi spazi non solo proteggono i capolavori dalla minaccia di danni fisici, ma sono anche equipaggiati per mantenere condizioni ambientali stabili, preservando la qualità e l'integrità delle opere d'arte. Mentre la città si prepara a possibili scenari di crisi, il Museo d'Arte di Tel Aviv dimostra un impegno esemplare nella protezione del patrimonio artistico. Allo stesso tempo, diventa un luogo di rifugio sicuro per la comunità, sottolineando l'importanza della cultura anche nei momenti più difficili. Questa preparazione non è solo una risposta alle circostanze attuali, ma anche un simbolo di resistenza e speranza per il futuro.

  • Incredibile ma vero: l’Onu elimina intenzionalmente l’aggressione terroristica di Hamas del 7 Ottobre dalla commemorazione della Giornata Internazionale della Memoria! PERCHÈ???

    Guarda il video - sottotitolato in inglese e in italiano Gilad Erdan, ambasciatore israeliano (uscente) alle Nazioni Unite Riportiamo di seguito l'articolo pubblicato su PAGINE EBRAICHE e il link alla pagina https://moked.it/blog/2024/08/21/onu-ambasciatore-israele-denuncia-vittime-7-ottobre-cancellate-da-mostra-sul-terrorismo/ Pubblicato in  Esteri  il ‍‍21/08/2024 - 17 מנחם אב 5784     In occasione della Giornata internazionale della memoria e del tributo alle vittime del terrorismo la sede dell’Onu di New York, il Palazzo di Vetro, ospita la mostra Memories. Nell’esposizione si citano gli attacchi terroristi dell’11 settembre 2001 e alla maratona di Boston del 2013, oltre a riferimenti ad attentati in Indonesia e in Kenya. «Ma cosa manca?», chiede in un video Gilad Erdan, ambasciatore israeliano (uscente) alle Nazioni Unite. «Non c’è una sola menzione di un attacco compiuto dai palestinesi contro gli israeliani. Stiamo per commemorare un anno dal più grande attacco terroristico contro ebrei e israeliani dalla Shoah, eppure le Nazioni Unite non pensano di doverlo mostrare sui propri muri», accusa Erdan.Il diplomatico mostra poi la presenza nell’esposizione di una vittima palestinese del terrorismo. «In modo fuorviante c’è scritto grande Palestina in modo che i visitatori pensino che la persona sia stata colpita in Israele. Ma se si leggono le scritte in piccolo si scopre che in realtà è stata ferita in Nuova Zelanda».Sul sito delle Nazioni Unite si legge che la mostra – promossa da un programma internazionale di supporto alla vittime del terrore – mira a sensibilizzare l’opinione pubblica, ricordando che dietro ogni vittima e sopravvissuto al terrorismo c’è una storia personale. Inoltre si vuole «sottolineare l’importanza di prevenire gli attacchi terroristici e l’emergere di nuove vittime». Non però quando si tratta d’Israele, denuncia Erdan. «Non c’è luogo più corrotto e moralmente distorto delle Nazioni Unite. Dobbiamo unirci per diffondere questo messaggio in tutto il mondo, chiedendo la chiusura e lo smantellamento di questa organizzazione e l’istituzione di un nuovo organismo che rappresenti veramente valori nobili», conclude l’ambasciatore.Alla fine del suo mandato, il diplomatico ha aumentato il tono dello scontro nei confronti dell’Onu. In una recente intervista all’emittente i24News ha dichiarato che la sede delle Nazioni Unite a New York è «inutile» e dovrebbe essere «chiusa e cancellata dalla faccia della terra». Parlando dei suoi quattro anni da inviato all’Onu, ha affermato di essere «soddisfatto del lavoro svolto. Tuttavia, provo anche un’immensa frustrazione e angoscia per il fatto che questo edificio, che potrebbe apparire imponente dall’esterno, in realtà è corrotto e distorto».

  • MDA-Magen David Adom in guerra: la resilienza, l’attrezzatura e la logistica per salvare vite umane. A cura di Luciano Bassani, Assessore alla RSA della Comunità ebraica di Milano

    Il razzo lanciato da Hezbollah  sabato 27 luglio contro il nord d'Israele ed esploso nel villaggio druso di Majdal Shams, nella regione dello Yarden, in un campetto da calcio in un parco giochi pieno di bambini ha spazzato via la vita di 12 giovani sotto i vent'anni, incluso un neonato. La loro sola colpa quella di giocare a calcio un sabato pomeriggio in una sorta di apparente normalità. La differenza tra  le vittime civili a Gaza e quelle in Israele sta nel fatto che le prime sono usate come scudi umani mentre le seconde sono vittime di stragi indiscriminate da parte dei terroristi di Hamas. Purtroppo sono mesi che Israele è sotto il fuoco continuo dei terroristi su quattro fronti a sud verso Gaza, a nord verso il Libano, dallo Yemen e dall’Iran e il tutto è iniziato con il pogrom del 7 ottobre.  Ciò che si conosce meno è il ruolo cruciale del Magen David Adom (l’equivalente della Croce Rossa) che dal 7 di ottobre scorso è in modalità emergenza e il cui livello di allerta è altissimo. Questo significa che sono stati avviati protocolli tali da affrontare nella maniera adeguata tutte le problematiche che sorgono nel corso della guerra: tra questi - il raddoppiamento del fronte (con conseguente spostamento al nord di equipaggiamento medico e sacche di sangue nell'ospedale sotterraneo di Haifa), -  la reazione ad attacchi multipli (Progetto First Rescue Community Vehicle: dislocamento di mezzi leggeri nelle piccole comunità a rischio terrorismo), - il progetto Magen (è stato attivato da MDA per reclutare volontari con formazione medica per rafforzare la risposta medica nelle comunità. Il progetto mira a costituire una unità di primi soccorritori, dotati di attrezzature avanzate e veicoli di salvataggio, che possa unirsi alle squadre di sicurezza e offrire il primo soccorso prima dell'arrivo di squadre MDA), - il  mantenimento delle comunicazioni (proprio di recente c’è’ stato un blackout globale dei computer, prontamente aggirato da MDA). Si prevede che i soccorritori guidino delle moto mediche fino al sito dell'emergenza e tornino con le informazioni necessarie a far partire le ambulanze. Nell'emergenza di Majdal Shams  i soccorsi sono arrivati al campo di calcio pochi minuti dopo l'impatto del razzo, nonostante il territorio sia difficilmente raggiungibile e le comunicazioni disturbate. È stato eseguito subito un triage e quindi le cure salva-vita. Purtroppo, 10 dei 40 feriti sono stati dichiarati deceduti sul colpo, mentre 2 sono morti dopo l'arrivo in ospedale. Uno dei residenti locali, il Dr. Taliya Abu Awad, anestesista e volontario druso per il Progetto Magen, racconta: "Sono arrivato sulla scena che era davvero terribile. Spero che nessuno possa provare quello che hanno vissuto questi bambini. La visione era davvero difficile. Ho aperto la mia borsa del soccorso e ho preso tutte le attrezzature, iniziando a eseguire le intubazioni sul campo, cercando di stabilizzare le condizioni dei bambini. L'attrezzatura che ho ricevuto dal MDA era simile a una scialuppa che si manda a una persona che sta affondando. Grazie a queste attrezzature, sono stato in grado di aiutare i bambini. C'erano così tante vittime che ho usato tutte le attrezzature". Il Direttore Generale di MDA, Eli Bin ha affermato: "Il Magen David Adom lavora a fianco delle squadre mediche delle IDF e altre forze di sicurezza. Le squadre di MDA sulle alture del Golan sono arrivate rapidamente sulla scena e hanno fornito un trattamento rapido e professionale alle vittime. Ancora una volta abbiamo visto la determinazione del team di MDA  impegnato a salvare vite in un luogo sotto il fuoco nemico. Nella strage del 27 luglio  4 medici del Progetto Magen, equipaggiati con kit MDA, sono arrivati rapidamente sul luogo dell’attacco del razzo, e hanno iniziato trattamenti avanzati, dimostrando ancora una volta l'importanza della resilienza medico-civile, soprattutto nella periferia. In Italia esiste l’associazione AMDA  ( Amici del Magen David Adom) che supporta le attività del Magen David Adom. Luciano Bassani (articolo pubblicato su La Verità il 18/08/2014)

  • I molti “perchè” di Hamas. La sua strategia suicida e omicida.

    L’ ”USO” del popolo di Gaza. Eccovi la traduzione integrale del video Ciao Eli, Cosa vedi in questa immagine proprio qui? Oh, sembra un parco giochi o un asilo, vero? Sì, beh, lo è e non lo è. Questo asilo funge anche da rifugio antiaereo. Va molto in profondità sottoterra E ha porte rinforzate In acciaio. Sì, ce ne sono migliaia In tutta Israele Ma non a Gaza.  Sapevi che non ci sono rifugi antiaerei a Gaza? Sì, lo sapevo. Questo è dovuto a una strategia.  Si chiama "Sacrificio civile tattico”. Sacrificio civile tattico.  Una delle strategie più spregevoli  mai ideate nella lunga e tragica storia della guerra umana. Torniamo al fatto che non ci sono rifugi antiaerei a Gaza.  Come è possibile?  Voglio dire, Hamas ha pianificato questa guerra per decenni.  Ogni aspetto è stato attentamente pianificato. Il loro sistema di tunnel è più lungo  della metropolitana di New York  e della metropolitana di Londra.  Pensi che si siano semplicemente dimenticati  di costruire rifugi antiaerei per la loro gente?  Avrebbero potuto aprire I loro tunnel alla popolazione.  Ci sarebbe stato abbastanza spazio.  Perché Hamas insiste nel lasciare Gaza così vulnerabile ed esposta? Bene, è proprio questa domanda  che è al centro dell'intera guerra a Gaza,  E la maggior parte delle persone  non può gestire la verità.  Hamas sapeva  che il loro massacro  avrebbe avuto come risposta  una forte ritorsione israeliana.  Sapevano che Israele avrebbe dovuto intervenire  per salvare i 252  ostaggi innocenti che hanno preso,  E avrebbero dovuto distruggere le armi di Hamas.  Quindi, hanno posizionato Lanciarazzi e altre armi in scuole, ospedali, case private  e moschee, in violazione di ogni legge umanitaria. E al popolo di Gaza  non è stato dato nessun posto dove andare,  nessun rifugio antiaereo, nessun tunnel, nulla.  Hamas si è assicurata che quando Israele avrebbe risposto  i palestinesi sarebbero stati presi nel fuoco incrociato,  E prevedibilmente, l'opinione pubblica mondiale  si sarebbe rivoltata contro Israele, era tutto intenzionale. Questa non è una strategia di scudi umani.  Questa è una strategia di sacrificio umano.  È disgustoso, malvagio e codardo.  Vedi, Hamas sa che non può  sconfiggere Israele militarmente, ma sa che può  Intaccare il supporto per Israele e forse convincere i suoi alleati  a forzare un cessate il fuoco. E questo  è il sacrificio civile tattico.  è il motivo per cui Hamas ruba cibo e altri aiuti umanitari.  Privano il loro popolo, incolpano gli israeliani,  e riempiono i loro magazzini.  Per loro è una vittoria totale. Molti in Occidente  non possono credere che sia vero,  ma i leader militari, lo capiscono pienamente.  L'hanno visto con i propri occhi  contro i talebani e l'ISIS.  E quando i politici e i media, non lo denunciano  e non lo condannano, quando in realtà  incolpano Israele per queste vittime,  fanno esattamente il gioco di Hamas. Incoraggiano questa tattica orrenda. Esatto. Israele non vuole far del male ai civili.  Non ne ricaverebbe alcun beneficio.  Danneggerebbe solo le nostre relazioni  con altri paesi, ed è esattamente ciò che Hamas vuole.  Quindi se senti dire che Israele è indiscriminato,  ribatti in maniera chiara e decisa e rispondi loro:  "Sento dire queste cose, ma la verità è diversa."  E poi spiega il concetto di sacrificio civile tattico. È un concetto semplice.  Non essere sorpreso però se le persone non riescono a capirlo.  Potrebbe andare contro le loro convinzioni  e valori più basilari.  Dopotutto, è difficile pensare chiaramente  a qualcosa di così impensabile.  Ed è esattamente quello che vogliono.  Per Hamas, le vittime civili non sono una tragedia, sono una strategia. -/- L’organizzazione terroristica di Hamas adotta una strategia che combina azioni suicida e omicida, utilizzando il popolo di Gaza come pedina nel suo conflitto per eliminare Israele, spingendo in questo modo, il popolo verso il sacrificio. Alimenta così un ciclo di violenza che ha conseguenze devastanti sia per i civili di Gaza che per la sicurezza regionale. Questa tattica, solleva interrogativi sulla vera natura degli obiettivi di Hamas e sul prezzo che il popolo palestinese è costretto a pagare. Per un approfondimento, si consiglia di visionare un breve video, proveniente da Israele, che analizza queste dinamiche complesse.

  • CAPTAGON, LA DROGA DI HAMAS

    Un articolo di Luciano Cesare Bassani - (già pubblicato su La Verità - 04/08/2024) La  follia omicida che contraddistingue le gesta dei terroristi islamici, che a loro dire sarebbero guidati dai versetti del Corano, forse andrebbe più realisticamente spiegata con l’utilizzo  di sostanze stupefacenti chiamate “pillole dell’orrore”. Captagon è il nome di questa pillola. Il Captagon è un'anfetamina che provoca euforia e intorpidisce il dolore. Miscelata con altre droghe, come l'hashish, è la base dell'alimentazione jihadista e consente  di  massacrare il prossimo come se niente fosse. I curdi ne hanno trovato in gran quantità nelle tasche di centinaia di militanti dello Stato Islamico. Il Captagon è solo l’ultimo anello di una lunga catena che lega in maniera indissolubile psichiatria, psico-farmacologia e industria del terrore. Non è d’altronde strano che tra i capi dei terroristi islamici siano presenti anche psichiatri. Captagon è un farmaco che risulta dall’associazione tra anfetamina e caffeina ed è commercializzato per l'uso come psico-stimolante con vari marchi (Captagon, Biocapton e Fitton). Sebbene non vi siano indicazioni approvate dalla FDA è stato utilizzato nel trattamento dei bambini  affetti da deficit di attenzione e iperattività. Il Captagon è attualmente un'anfetamina diffusa in Medio Oriente tra i terroristi della Jihad, Hamas, Isis perché fa sentire invincibili. Le anfetamine, rilasciando noradrenalina e dopamina, mettono la persona in una situazione psicologica simile a quella dei pazienti maniacali, con un senso di onnipotenza - spiega Fabrizio Schifano, professore di farmacologia clinica e primario psichiatra dell'università dell'Hertfordshire. Negli anni Venti del Novecento, grazie a un’industria chimica all’avanguardia, la Germania diventò il primo produttore mondiale di morfina, cocaina ed eroina. In un Paese uscito sconfitto dalla Prima guerra mondiale queste sostanze iniziarono a essere consumate in modo consistente e, quando il regime nazista salì al potere, cominciò ad approfittare della diffusione e della grande capacità di produzione di queste sostanze per perseguire i propri scopi bellici. Nel 1938 venne brevettata e prodotta una sostanza a base di metanfetamina, il Pervitin, che veniva  usato dai nazisti  sia sui campi di battaglia che  nei lager per compiere le atrocità con cui hanno trucidato sei milioni di ebrei oltre a handicappati, zingari, omosessuali e oppositori. Anche i "kamikaze" giapponesi, che durante la Seconda Guerra Mondiale si lanciavano in attacchi suicidi contro le navi Alleate, usavano l'anfetamina per annullare il loro naturale impulso a sopravvivere. Il Captagon era nel sangue degli attentatori di Parigi del 2015 e di Seifeddine Rezgui, uno degli autori dell'attentato sulla spiaggia in Tunisia del 26 giugno 2015 dove morirono 39 persone. Le anfetamine o simili fanno diventare chi le assume paranoico e se si aggiunge caffeina che  aumenta il livello di allerta,   il mix  può aiutare a dominare situazioni di alta tensione associandosi  a un aumento della combattività e dell'aggressività.  Secondo i media israeliani il Captagon può avere aiutato i terroristi nazi islamici di Hamas il 7 ottobre a compiere gli stupri di massa, le torture, le selvagge mutilazioni e  scempi sui bambini e neonati, anche se  una medicina non è sufficiente a giustificare quello che è accaduto. Concludo scrivendo che un missile mandato da Hezbollah ha ammazzato dodici bambini drusi israeliani innocenti che giocavano a calcio. In  questo caso non ci vuole Captagon basta solo essere codardi e senza scrupoli Luciano Bassani

  • ISRAELE IN GRAVE PERICOLO, MEDIA ITALIANI SIANO IMPARZIALI

    Medio Oriente: l'appello della Comunità ebraica di Milano - che i media siano imparziali. ll testo completo del comunicato di David Blei, Delegato alla Comunicazione della Comunità ebraica di Milano Il Presidente della comunità ebraica di Milano, una delle più importanti di Italia, all'indomani della strage avvenuta nel nord di Israele, rivolge un appello ai media italiani . Nei passati 9 mesi Hezbollah ha sparato almeno 7.000 tra razzi, missili e droni verso Israele uccidendo 40 israeliani e forzando all’evacuazione di oltre 100.000 persone dalle loro case. Questa ultima strage in cui sono morti bambini mentre giocavano innocentemente a calcio e solo l’ultimo esempio di come ci sia una informazione nel nostro Paese troppo spostata sul versante dal cartello ostile allo Stato Ebraico. Mai come in questo periodo lo Stato di Israele è in pericolo e attaccato su tutti i fronti. Ovvio che l'attacco di Hezbollah fa parte di una strategia della tensione alimentata dall'Iran, che ha già interessato la Francia e che potrebbe colpire l’Italia. Per questo auspico che il senso di responsabilità accompagni i media italiani nell'affrontare la questione mediorientale poichè il prezzo per una informazione parziale e militante potrebbe essere molto alto. L’informazione non deve prestarsi a campagne di odio e sono certo che quanto accaduto nel nord di Israele indurrà tutti gli organi di informazione ad un maggior senso di responsabilità. David Blei Delegato alla Comunicazione della Comunità ebraica di Milano

  • I PROTOCOLLI DEI MEDICI ISRAELIANI PER ASSISTERE GLI OSTAGGI LIBERATI - Articolo di Luciano Cesare Bassani (La Verità 21/07/2024)

    Il ritorno a casa di persone che sono state rapite  e tenute in cattività pone dei problemi inusuali e di difficile gestione sia sanitaria che etico comportamentale. Qual è la prima cosa che dici a un rapito che scende da un elicottero? Che tono di voce usi? Lo abbracci? Lo tocchi? Cosa dici quando ti chiede 'Perché mia madre non è qui per incontrarmi?'  Allo Sheba Center di Tel Aviv uno staff di esperti ha elaborato procedure ad hoc per curare i rapiti di Hamas. "Abbiamo fatto pratica più e più volte finché non abbiamo trovato le soluzioni migliori e le persone più adatte a soddisfare ogni prigioniero", ha affermato il dottor Itai Pessach  , medico di terapia intensiva pediatrica , direttore dell'ospedale pediatrico Edmond and Lily Safra presso  lo Sheba Medical Center  ( Tel Aviv). Pessach dirige la squadra medica speciale di Sheba che si prende cura degli ostaggi di ritorno. Si stima che delle 251 persone rapite a Gaza dai terroristi di Hamas il 7 ottobre, 120 sono state rilasciate nel corso del tempo.  Tutti sono stati trasportati direttamente negli ospedali israeliani, di cui 36 allo Sheba, più che in qualsiasi altro ospedale.  In un webinar organizzato dall'American Friends of Sheba Medical Center il 1° luglio, Pessach ha spiegato che l'ospedale pediatrico è stato ritenuto il centro medico  più adatto  per prendersi cura di ostaggi di qualsiasi età.  SE SIETE INTERESSATI AL WEBINAR ECCOVI IL LINK https://www.facebook.com/watch/?v=1818701305288296 ” Fin dall'inizio, abbiamo capito che i  rapiti avrebbero avuto bisogno di un ambiente tranquillo e protettivo per ridurre l'ansia e di un posto in cui avremmo potuto ospitare anche le loro famiglie, cosa che facciamo sempre nel nostro ospedale pediatrico", ha detto. Inoltre, davamo per scontato – purtroppo erroneamente – che i bambini rapiti  sarebbero stati liberati per primi e in tempi rapidi.  "Pensavamo che ci sarebbero voluti alcuni giorni prima che i bambini rapiti venissero restituiti e abbiamo iniziato a prepararci per fornire loro le cure specifiche e delicate di cui avrebbero avuto bisogno. Non potevamo immaginare che persino un'organizzazione terroristica feroce come Hamas avrebbe tenuto prigionieri i bambini per un lungo periodo", ha detto Pessach.  Se poi  pensiamo che tra i rapiti c’era un neonato di 10 mesi ,Kfir Bibas, è difficile  farsi qualche illusione con questi personaggi. Circa 120 professionisti sono stati selezionati con cura per essere addestrati nella squadra speciale che ha aiutato gli ostaggi liberati.  Tra loro ci sono psichiatri specializzati nei traumi dei soldati e dei prigionieri di guerra, esperti nel trattamento delle donne che hanno subito aggressioni sessuali e personale con esperienza nel lavoro con bambini vittime di violenza.  "Abbiamo dovuto raccogliere molto  know-how perché nessun operatore sanitario lo aveva mai fatto prima, né in Israele né in nessun altro posto al mondo", ha detto Pessach. "Non c'era un protocollo basato sulle prove, quindi abbiamo dovuto crearlo". Sheba ha persino chiesto il parere di esperti in traumatologia che avevano avuto a che fare con ragazze rapite da Boko Haram in Nigeria, bambini rapiti dai cartelli della droga in Messico e bambini in zone di guerra come Bosnia e Ucraina.  "Abbiamo simulato diversi tipi di scenari di ritorno e li abbiamo messi in pratica più volte. Abbiamo svolto un processo approfondito per comprendere il modo giusto di accogliere le persone che hanno subito un'esperienza così orribile e impedire che si verificassero ulteriori danni psicologici".  Sulla base delle raccomandazioni raccolte, l'ospedale pediatrico Safra ha predisposto con cura un'area apposita, protetta dalla stampa e dal pubblico, per accogliere gli ostaggi. "Ci siamo assicurati che le luci fossero soffuse perché alcuni di loro erano stati tenuti sottoterra e avevano dovuto acclimatarsi lentamente alla luce", ha detto Pessach. "Abbiamo sostituito molti mobili per farla sembrare più una stanza di un boutique hotel che una stanza di un paziente. Non sapevamo quali sarebbero state le loro condizioni mediche, ma dovevamo essere pronti a fornire cure avanzate. Siamo stati in grado di passare da una terapia intensiva a una "stanza di hotel" in pochi minuti per fornire le cure mediche necessarie in un ambiente sicuro", ha aggiunto.  Il team ha persino pensato di allestire una cucina con chef in cui preparare qualsiasi piatto desiderato dai rapiti  rimpatriati, nonché un salone per capelli, unghie e trattamenti per il viso per le ex prigioniere che potessero aver bisogno di questi servizi per "sentirsi esseri umani", ha affermato Pessach.  Sono state esaminate le cartelle cliniche di ogni prigioniero per determinare le probabili necessità, come ad esempio occhiali da vista rotti o portati via. Pesach si ricordò di un prigioniero la cui prescrizione specifica per occhiali non era immediatamente disponibile.  "Così una persona ha chiesto a un'altra che ha chiesto a un'altra ancora - è così che funzionano le cose in Israele - e in meno di un'ora, nel cuore della notte, abbiamo trovato un optometrista che è andato nel suo negozio, ha preparato gli occhiali e li ha portati a Sheba." Un altro motivo per cui l'ospedale pediatrico era il luogo più appropriato per accogliere gli ostaggi è che il personale è esperto nel dare con delicatezza le brutte notizie. "Avevamo molte brutte notizie da dare ad alcuni dei prigionieri, soprattutto ai primi ad essere rilasciati dopo 50 giorni", ha detto "Non sapevano che altri erano stati rapiti. Non sapevano che altre comunità erano state aggredite il 7 ottobre. Non sapevano che alcuni dei loro familiari erano morti e altri erano stati fatti prigionieri. "Volevamo dare questa notizia in modo molto controllato e sicuro, su misura, consultandoci con i loro familiari". Nonostante tutta questa meticolosa preparazione, Pessach ha detto che i protocolli sono stati modificati in base all'esperienza effettiva. La conoscenza accumulata è stata condivisa con altri ospedali che hanno ricevuto ostaggi, e viceversa. Lo staff aveva dato per scontato, ad esempio, che i rapiti  di ritorno non avrebbero voluto parlare o essere toccati, come è tipico delle vittime di violenza. Avevano dato per scontato che inizialmente i rapiti  avrebbero voluto avere contatti solo con persone selezionate e che avrebbero dovuto essere protetti dagli altri. “Ma invece era il contrario; desideravano ardentemente il contatto fisico con noi e le loro famiglie, e volevano condividere le loro esperienze e il loro dolore. Volevano parlare, e volevano vedere gli amici il più velocemente possibile, per provare gioia e felicità. Non volevano essere lasciati soli", ha detto Pessach.  "Ora sappiamo che dobbiamo ancora proteggerli in una certa misura, ma dobbiamo anche dare loro molta scelta. Gli ultimi quattro rapiti  che sono tornati volevano davvero interagire con i loro amici e familiari, quindi glielo abbiamo permesso fin dall'inizio", ha aggiunto.  "Si tratta di un processo continuo di apprendimento della soluzione esatta appropriata per ogni prigioniero che ritorna." Pessach ha affermato che tutti gli ostaggi hanno subito un trauma psicologico e fisico significativo. E sebbene ognuno abbia sofferto in prigionia, le esperienze e le reazioni individuali sono state molto diverse.  "Le loro condizioni dipendevano da dove venivano trattenuti e con chi venivano trattenuti. Quelli trattenuti da soli (alcuni sono stati trattenuti da soli per 50 giorni, quasi senza alcuna interazione umana) hanno avuto un'esperienza molto diversa a livello fisico e psicologico rispetto a quelli trattenuti con altri ostaggi o con familiari", ha spiegato.  "Quelli tenuti sottoterra erano esposti a condizioni più dure di quelli tenuti in appartamenti. Anche le persone nello stesso gruppo avevano esperienze diverse a seconda di come i loro rapitori si relazionavano con ciascuno di loro."  I bambini che sono tornati a casa, ha aggiunto, erano generalmente più resilienti degli adulti.  "Ci sono almeno altri 120 ostaggi ancora a Gaza", ha detto Pessach. "Non possiamo semplicemente sederci e aspettare che tornino. Ogni secondo, le loro vite sono a rischio e la loro salute è compromessa. Noi in Israele e in tutto il mondo dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per assicurarci che tornino"."Siamo pronti a riceverli in qualsiasi momento e a dare loro la migliore assistenza possibile, ma non è abbastanza. Abbiamo solo bisogno che tornino qui.” Luciano Cesare Bassani

  • Attacco di Drone Houthi su Tel Aviv: Colpita l'Ambasciata Americana, Allarmi Silenti

    Nella notte del 19 luglio, alle ore 03:00, Tel Aviv è stata colpita da un attacco da un drone proveniente dagli Houthi, una milizia ribelle dello Yemen. L'attacco ha avuto luogo nelle vicinanze dell'Ambasciata Americana. Sorprendentemente, nessuna sirena di allarme è stata attivata durante l'incidente. GUARDA IL VIDEO

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